Jackson era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Ucla Medical Center di Los Angeles alle 12,21 ora locale (le 21,21 in Italia) a causa di un arresto cardiaco mentre si trovava nella sua casa di Holmby Hills, sulle colline di Los Angeles. Il fratello Ransy ha detto che è crollato all’improvviso. I paramedici accorsi al suo capezzale hanno tentato di soccorrerlo, effettuando le procedure per la rianimazione cardio-polmonare. Ma ogni tentativo per salvarlo è risultato vano. «Quando l’ambulanza è giunta in ospedale il cuore di Michael Jackson aveva già smesso di battere», ha spiegato uno dei soccorritori alle tv. Salvarlo, a quel punto, era un’impresa quasi impossibile.
«Dopo cinque minuti di arresto cardiaco i danni alla corteccia cerebrale diventano irreversibili», afferma Marco Pappagallo, neurologo e direttore della Pain Clinic del Mount Sinai Hospital di New York. «Se fosse sopravvissuto, sarebbe rimasto in coma vegetativo». L’annuncio della sua morte ha prodotto un’eco profonda in un Paese dove Jackson è sotto i riflettori dall’età di cinque anni. Anche le televisioni hanno interrotto la programmazione regolare per trasmettere lunghi tributi sulla sua vita confezionati a tempo di record. «Per gli Stati Uniti è una notizia molto triste, che lascia tutti scioccati» ha detto lo storico conduttore della Cnn, Wolf Blitzer.
Persino gli scandali giudiziari e le accuse di pedofilia (da cui alla fine venne scagionato) non hanno fatto che accrescerne il mito. Decine di americani intervistati a caldo da una costa all’altra del Paese l’hanno salutato come «un genio», «un’icona della pop music». Nel giro di pochi minuti dall’annuncio della sua morte una grande folla si era già riunita spontaneamente davanti all’ospedale Ucla e davanti alla villa di Jackson nell’area di Beverly Hills. Secondo alcuni medici interpellati dalle tv la sua è stata una morte in un certo senso annunciata. All’inizio del 2008 la star è stata immortalata in sedia a rotelle. Più tardi sono cominciate a circolare voci secondo le quali soffriva di una malattia genetica di nome A1AD a causa della mancanza di una proteina che protegge i polmoni. Questo lo avrebbe reso cieco dall’occhio sinistro e quasi impossibilitato a parlare. L’unica cosa che avrebbe potuto salvarlo, dissero allora i dottori, era il trapianto del polmone.

Michael Jackson era nella sua villa quando ha avuto un malore e vani sono stati i tentativi di rianimarlo da parte del suo medico personale. Il cantante, come ha riferito uno dei fratelli, Jermaine, è stato trasportato dagli infermieri in ospedale, dove i medici, per oltre un’ora, hanno tentato di salvare il salvabile prima di dichiararlo morto.
Nella tarda serata, il corpo di Michael Jackson è stato portato in elicottero dall’ospedale all’ufficio del coroner. Intanto, in attesa dell’autopsia, centinaia di fan si sono raccolti all’esterno dell’UCLA Medical Center, dove Jackson era stato trasportato. Cominciano, ovviamente, a giungere le prime reazioni dal mondo dello spettacolo: da Madonna a Liza Minnelli, fino a una “devastata” Liz Taylor.
Alla fine se n’è andato; Michael Jackson è morto e, almeno stavolta, non si tratta di una delle tante indiscrezioni che, all’impazzata, ormai circolavano ultimamente sul suo stato di salute. Ciò che si sapeva di lui, da qualche settimana a questa parte, era che si sarebbe dovuto esibire in una serie di attesissime date a Londra e che i primi concerti erano stati cancellati per un’imprecisata operazione chirurgica per rimuovere un tumore alla pelle.
La mente inevitabilmente ritorna a immagini scioccanti che facevano presagire tutto, tranne che un imminente ritorno alla ribalta: su tutte quella che immortala il re del pop su una sedia a rotelle. Com’è abitudine per tutte le star in declino, l’aura di mistero e di morbosità che circondava Michael Jackson era diventata qualcosa a cui ormai in molti si erano abituati, sottovalutando i segnali che facevano scorgere un suo possibile decesso, quando, invece, probabilmente ci si trovava già di fronte a un uomo morto.
È incredibile come ci si possa assuefare all’eccentricità di un personaggio pubblico, preoccupandosi solamente per il suo imminente ritorno su di un palcoscenico, anziché delle sue reali condizioni psico-fisiche.
Il mondo dello spettacolo americano, si sa, è impietoso e sfrutta fino all’ultimo i suoi personaggi che, fin quando sono ancora sulla cresta dell’onda, sono celebrati e ogni stranezza del carattere viene accentuata ad arte per “vendere” meglio il prodotto. Quando poi queste stranezze si trasformano in vere e proprie manie e fobie, prendendo il sopravvento sull’aspetto artistico, allora la star diventa scomoda e la si spinge in un angolo, in una lotta solitaria contro i demoni interiori che, nel caso dell’ex Jackson Five, si sono rivelati alla lunga mortali.
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