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Esperimenti Parte 4
Written by darkpuma   
Friday, 17 April 2009 15:21
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RICERCA DELLA VITAMINA C

La Vitamina C, o acido ascorbico è un fattore essenziale dell'alimentazione umana, la sua mancanza prolungata nell'alimentazione causa lo scorbuto malattia grave, ad esito spesso fatale, che in passato colpiva soprattutto i marinai che rimanevano in mare per lunghi periodi senza potersi approvvigionare di cibi freschi.

Oltre che per gli esseri umani la vitamina C è indispensabile per tutti i primati e per i porcellini d'India, mentre altri mammiferi non ne hanno bisogno in quanto sono in grado di sintetizzarla partendo dal glucosio. L'essenzialità di questa sostanza è dovuta, in gran parte, al fatto che è un intermedio del ciclo degli acidi tricarbossilici, cioè del processo con il quale l'organismo consuma il glucosio per produrre energia, è inoltre un efficace antiossidante e, secondo alcuni medici, protegge l'organismo dalle infezioni.

Di seguito viene presentato un semplice sistema per rivelare la presenza di vitamina C in bevande quali i succhi di frutta, bevande gasate e simili.

MATERIALE OCCORENTE

Un po' d'amido

Tintura di iodio

Acqua

Provette e vetreria assortita

PROCEDURA

Si scioglie in 100 cc di acqua calda una piccola quantità di amido (200 o 250 mg valutati ad occhio, va benissimo l'amido che si trova nei supermercati e che viene impiegato per stirare).

In 10 cc d'acqua si versano 3-4 gocce di tintura di iodio

Si versano in due provette 5 cc di soluzione di amido e si aggiunge qualche goccia della soluzione di iodio; il liquido assume una colorazione blu-violetta.

A questo punto si aggiunge in una delle due provette un po' del liquido in esame, ad esempio del succo di limone o di arancia, se è presente vitamina C la soluzione tornerà incolore. Vedere l'esempio della foto a fianco nella quale la provetta di sinistra contiene la miscela soluzione di amido-iodio, mentre nella provetta di sinistra alla medesima soluzione è stato aggiunto del succo di limone.

 

 

 

 

LETTROLISI DELL’ACQUA

Tutti sanno che la formula chimica dell’acqua è H2O, il che significa che una molecola d’acqua è composta da due atomi di idrogeno ed un atomo di ossigeno. Tutti dovrebbero anche sapere che è possibile scomporre l’acqua nei suoi costituenti ricorrendo alla corrente elettrica, ed è appunto questa l’esperienza che andiamo qui a proporre.

Prima di tutto una premessa: l’acqua pura contiene, in piccolissima quantità, ioni positivi H+, in pratica atomi di idrogeno che hanno perso un elettrone e quindi hanno carica elettrica positiva (la cosa in realtà è più complessa, ma cerchiamo di tenerci sul semplice), e ioni OH-. Dato che la corrente elettrica si propaga nell’acqua grazie al movimento degli ioni e che nell’acqua distillata gli ioni sono pochissimi ne consegue che l’acqua completamente priva di sali in soluzione è una cattiva conduttrice di corrente elettrica, la presenza di sali che si scompongono in ioni aumenta moltissimo la conduttività, per questo motivo l’acqua di rubinetto, che contiene diversi materiali in soluzione, è conduttrice.

Per effettuare l’elettrolisi dell’acqua dovremo allestire il semplicissimo dispositivo raffigurato a fianco.

Si prende una scatola o bacinella di materiale plastico e si praticano sul fondo due fori, attraverso questi di fanno passare i due elettrodi. Poiché l’ossigeno che si libera nella reazione reagisce con quasi tutti i metalli formando ossidi l’elettrodo al polo positivo si consumerebbe rapidamente, per questo motivo negli apparecchi professionali gli elettrodi sono fatti di platino o di un metallo ricoperto da platino, una buona soluzione di ripiego è quella di usare due pezzi di mina per matita, il materiale con cui sono costruite le mine, la grafite, è un buon conduttore e non è attaccato dall’ossigeno nascente.

Naturalmente i due fori, una volta inseriti gli elettrodi, saranno sigillati con del silicone o stucco in modo che l’acqua non esca dal recipiente. Si farà in modo che, nella parte inferiore del recipiente, la mina sporga per circa 1 cm per poter collegare i fili che vanno alla batteria.

Come fonte di corrente si usa una comune batteria da 4,5 volt

Si pone nel recipiente una certa quantità d’acqua cui è bene, per renderla più conduttiva, aggiungere qualche goccia di soluzione di idrossido di sodio (NaOH). Si riempiono d’acqua le due provette e poi, tenendo l’apertura tappata con un dito, si capovolgono, si immergono le estremità con l’apertura nell’acqua contenuta nel recipiente e poi si posiziona ciascuna provetta in modo che ognuna abbia all’interno un elettrodo.

Si collegano i due elettrodi alla pila.

All’interno delle provette cominceranno a formarsi delle bollicine di gas che andranno a raccogliersi nella parte superiore spingendo giù l’acqua. Se si aspetta un po’ di tempo si vedrà che il volume del gas che si è formato nella provetta collegata al polo negativo (Idrogeno) è doppio di quello formatosi nell’altra provetta (Ossigeno).

ATTENZIONE: se invece di impiegare NaOH per aumentare la conduttività delle soluzione si impiegano composti diversi i risultati possono non essere quelli descritti, ad esempio con una soluzione di cloruro di sodio (NaCl, il comune sale da cucina) si libera idrogeno dal polo negativo, ma al polo positivo invece che ossigeno si forma cloro che reagisce con la soluzione formando ipoclorito di sodio (NaClO) la comune candeggina.

 

 

ACCENDERE IL FUOCO CON L'ACQUA

Le reazioni chimiche esotermiche sono quelle che avvengono con liberazione di energia, solitamente sotto forma di calore. Esempi noti a tutti di reazione esotermiche sono quelle di combustione, ad esempio il metano reagisce con l'ossigeno dell'aria bruciando e producendo luce e calore. Da notare che, nonostante le reazioni esotermiche liberino energia, non sempre si avviano spontaneamente, anzi nella maggior parte dei casi è necessaria una piccola quantità di energia iniziale (la scintilla che accende la fiamma nel caso del metano), o la presenza di un materiale catalizzatore, per avviare la reazione. Una volta avviata poi la reazione si autoalimenta e può procedere in modo violento (pensate ad esempio a cosa succede se si fa scoccare una scintilla, ad esempio accendendo la luce, in una stanza contenente un miscuglio di metano ed aria...).

Nell'esperienza che viene qui presentata si sfrutta una reazione esotermica tra lo Iodio e l'Alluminio.

Materiale occorrente:

  • Iodio metallico (reperibile in farmacia o presso i negozi di prodotti chimici)
  • Alluminio in polvere (reperibile nei negozi di colori)

Procedimento

Si pongono in un mortaio di vetro o porcellana un cucchiaino da caffè di Iodio (si presenta sotto forma di scagliette dall'aspetto metallico) e un uguale quantitativo di polvere di Alluminio. Di pesta bene col pestello fino ad ottenere una miscela omogenea badando a rompere le scaglie di Iodio in pezzi più piccoli possibile.

ATTENZIONE: la polvere di alluminio è sottile e leggera e tende a disperdersi facilmente nell'aria, pur non essendo pericolosa come altre polveri metalliche cercate di inspirarne il meno possibile.

NUOVAMENTE ATTENZIONE: PER LA PARTE CONCLUSIVA DELL'ESPERIENZA METTETEVI ALL'APERTO!

Su di un foglio di carta mettete la miscela che avete preparato in modo da formare un piccolo cono, fate un piccolo incavo sulla sommità del cono e versatevi un paio di gocce d'acqua.

Dopo qualche secondo la miscela comincerà a sfrigolare ed emetterà un intenso fumo viola (vapori di Iodio), la carta su cui avete messo la miscela potrà accendersi e bruciare o venir carbonizzata senza fiamma per effetto dell'intenso calore.

EVITATE DI ASPIRARE I VAPORI VIOLA DI IODIO, SONO IRRITANTI, PER QUESTO MOTIVO RIPETIAMO DI EFFETTUARE L'ESPERIENZA ALL'APERTO.

Cosa succede: Una piccola quantità di Iodio si scioglie nell'acqua sotto forma di molecole biatomiche I2, queste reagiscono con l'alluminio secondo la reazione:

2Al + 3I2 è 2AlI3

Cioè 2 atomi di Alluminio reagiscono con tre molecole di iodio per dare 2 molecole di ioduro di alluminio, la reazione produce calore che riscalda la miscela rendendo più rapide altre reazioni, si ha cioè un processo a catena che, avviatosi in modo lento diventa sempre più rapido sino all'esaurimento dei reagenti, il calore prodotto fa anche sublimare (vedi l'esperimento SUBLIMAZIONE) una parte dello Iodio producendo il fumo viola.

 

 

Far sciogliere l'alluminio

L'alluminio, nonostante sia di natura metallica, può comportarsi come un non metallo dado origine a composti (alluminati) con i metalli alcalini come il sodio o il potassio. Questo fenomeno può essere osservato con la seguente, semplice, esperienza.

Materiali occorrenti:

  1. Idrossido di sodio, NaOH, la comune soda caustica reperibile nei supermercati
  2. Foglio di alluminio per avvolgere alimenti
  3. Acqua di rubinetto o meglio deionizzata (reperibile anche questa nei supermercati)

In 50 cc di acqua si sciolgono 3 cucchiaini da caffè di NaOH, a soluzione avvenuta si immergono nel liquido alcuni pezzi di foglio di alluminio, comincerà una reazione chimica con tumultuosa produzione di bolle di gas, si tratta di idrogeno, l'alluminio finirà per sciogliersi completamente nel liquido che acquisterà un colore grigio scuro. Aggiungendo altri pezzi di foglio di alluminio la reazione continuerà sino all'esaurimento dell'idrossido di sodio.

Cosa succede: come già detto in precedenza l'alluminio reagisce con le basi forti per dare origine a composti chiamati alluminati. L'esatto andamento della reazione è il seguente:

2NaOH + 2 Al + 2H2O è 2NaAlO2 + 3H2

Cioè due molecole di NaOH reagiscono con due atomi di alluminio e due molecole di acqua per dare due molecole di alluminato di sodio e tre molecole di Idrogeno.

Attenzione: come già detto altre volte l'idrossido di sodio, soprattutto se in soluzione concentrata, è un materiale caustico e corrosivo, bisogna quindi evitare di ingerirlo e di versare soluzioni sulla pelle o sugli abiti.

La reazione ora descritta spiega anche perché, se si impiegano soluzioni di soda caustica per sgorgare scarichi di lavelli si rischia di dover cambiare le tubazioni: se i tubi di scarico sono in alluminio, o hanno giunti di alluminio, sono rapidamente distrutti dalle soluzioni di NaOH…

 

 

Fiammiferi & mal di gola

Il clorato di potassio, KClO3, è un composto chimico un tempo impiegato come antisettico del cavo orale. Per il passato era facilmente reperibile in farmacia sotto forma di compresse da mezzo grammo, attualmente quest'impiego è cessato, è però probabile che se ne possa ancora trovare qualche compressa nell'armadietto dei medicinali. Si può anche trovare in alcuni negozi di colori ed articoli per belle arti oltre che presso i fornitori di prodotti chimici.

Questo sale ha la proprietà di essere un energico ossidante e come tale può essere impiegato per determinare l'accensione di alcune sostanze.

L'esperienza che vi andiamo a proporre richiede l'impiego dei seguenti materiali:

  • · Clorato di potassio

    · Zucchero

    · Acido solforico

  • Si mescolano clorato di potassio in polvere e zucchero in proporzione 1:2, si pone la miscela così preparata in un piattino di porcellana o su una piastra di metallo (non esagerate con la quantità), si bagna con una goccia di acido solforico non troppo diluito, va bene quello che viene impiegato per le batterie delle automobili.

    La miscela comincerà a sfrigolare e, dopo qualche istante, comincerà a bruciare con una fiamma di colore azzurro.

    Perché succede:

    L'acido solforico determina la liberazione di acido clorico, questo, essendo un energico ossidante causa l'accensione dello zucchero.

    Questa reazione è stata impiegata per realizzare i primi fiammiferi che erano costituiti da un bastoncino con un'estremità ricoperta da una pasta di clorato di potassio e zucchero, erano decisamente poco pratici perché per l'uso occorreva portarsi appresso una bottiglietta di acido solforico…

    Attenzione: L'acido solforico, anche se diluito, è sempre un materiale pericoloso, va quindi maneggiato con estrema precauzione, evitando di versarlo sulla pelle e sui vestiti, inoltre, qualora si voglia diluire con acqua, si deve tener presente che bisogna sempre versare, lentamente, l'acido nell'acqua e mai l'acqua nell'acido.

    L'esperienza descritta va fatta impiegando piccole quantità di miscela zucchero-clorato di potassio e facendo attenzione che il fuoco non si propaghi a materiali infiammabili.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Vegetazione chimica

    Semplice esperienza che permette di veder crescere degli "Alberi" da una soluzione chimica.

    Occorrente:

    •  
    • Del ferrocianuro di potassio K4Fe(CN)6 reperibile nei negozi di prodotti chimici
    •  
    • Del solfato di rame CuSO4 in cristalli
    •  
    • Dell'acqua distillata.

    Si prepara una soluzione all'1% di ferrocianuro di potassio in acqua distillata e vi si pone un cristallo di solfato di rame, si vedrà che questo si copre rapidamente di una patina bruna, aspettando un po' dal cristallo si alzerà un "tronco" bruno dal quale potranno distaccarsi dei "rami" del medesimo colore. Dopo un po' si sarà formato un vero e proprio albero e, aspettando abbastanza a lungo, gran parte del recipiente si riempirà di ramificazioni. L'aspetto dell'"albero" che si formerà dipende da diversi fattori quali la concentrazione della soluzione, la temperatura, la forma e le dimensioni del cristallo di solfato di rame.

    Cosa succede: il solfato di rame, a contatto con la soluzione di ferrocianuro di potassio, forma ferorcianuro di rame, composto insolubile, questo forma attorno al cristallo una pellicola semipermeabile, cioè che lascia passare l'acqua ma non i soluti. L'acqua passa dalla soluzione alla zona attorno al cristallo provocando il rigonfiamento della pellicola di ferrocianuro e sciogliendo nuovo solfato di rame, dopo un po' di tempo la pellicola si rompe lasciando uscire la soluzione di solfato di rame, a contatto con la soluzione di ferrocianuro si forma una nuova pellicola e così via fino all'esaurimento dei reagenti o al punto di equilibrio tra la soluzione di ferrocianuro e quella di solfato di rame.

    Attenzione: nel sentir parlare di cianuro qualcuno penserà ad un potente veleno, in realtà il ferrocianuro di potassio non è particolarmente velenoso (il che non significa che si possa mangiare tranquillamente, o berne la soluzione...) bisogna però evitare di metterlo a contatto con l'acido solforico, altrimenti si può liberare acido cianidrico, prodotto gassoso estremamente tossico.

     

     

     

     

     

    PIOGGE ACIDE

    Le piogge acide e le loro conseguenze sull'ambiente naturale sono un argomento di cui si parla molto, anche tra non addetti ai lavori.

    La semplice esperienza che vi proponiamo permette di dimostrare come si formano le piogge acide.

    Materiale occorrente:

    •  
    • Una beuta o un pallone da 250 cc
    •  
    • Un po' d'acqua distillata
    •  
    • Un po' di zolfo
    •  
    • Un colorante indicatore come il metilarancio o quello che si può preparare col metodo descritto nella pagina COL CAVOLO.

    Porre nella beuta 10-15 cc di acqua distillata ed aggiungere qualche goccia del colorante indicatore.

    Prendere un pezzo di filo di ferro o rame, ad un'estremità sagomarlo in modo da potervi sistemare un pezzetto di zolfo (lo solfo in polvere tende spontaneamente a formare dei grumi).

    Accendere lo zolfo che brucerà con una fiammella azzurra e, tenendo il filo per l'altra estremità, introdurre lo zolfo acceso nella beuta senza che venga immerso nel liquido.

    Dopo qualche istante lo zolfo si spegnerà, estraete il filo, tappate la beuta ed agitatela per bene.

    Il liquido al fondo cambierà colore dimostrando che l'acqua è diventata acida (se si usa il metilarancio il colore passerà dall'arancione al rosso, nel caso si usi la soluzione ottenuta dal cavolo si passerà dal viola al rosso, altri indicatori potranno dare colori diversi).

    Cosa è successo?

    Lo zolfo bruciando ha reagito con l'ossigeno dell'aria dando anidride solforosa:

    S + O2 à SO2

    Questa a sua volta ha reagito con l'acqua per dare acido solforoso:

    SO2 + H2O à H2SO3

    Se, dopo aver fatto avvenire la reazione, si lascia la soluzione così ottenuta a contatto con l'aria l'acidità aumenterà dato che l'acido solforoso reagisce con l'ossigeno per dare l'acido solforico molto più forte:

    2 H2SO3 + O2 à 2 H2SO4

    Grandi quantità di anidride solforosa vengono liberate nell'atmosfera in seguito alla combustione di combustibili fossili contenenti zolfo, questa nell'atmosfera reagisce con il vapore d'acqua dando prima acido solforoso e poi acido solforico, in questo modo le piogge diventano acide, non in concentrazione tale da provocare ustioni alla pelle ma abbastanza da sciogliere il carbonato di calcio, corrodere le grondaie in lamiera zincata, inacidire le acque ed il terreno con gravi danno per la flora e per la fauna.

    (oltre che all'anidride solforosa l'acidificazione della pioggia è dovuta anche agli ossidi di azoto).

     

     

     

     

     

     

    ALBERO DI DIANA

    &

    ALBERO DI SATURNO

    Due esempi di "vegetazioni chimiche" da unire a quello già presentato nella pagina Vegetazione chimica

    Cominciamo con l'albero di Diana, i materiali occorrenti sono i seguenti:

    • Acqua distillata o deionizzata
    • Nitrato d'argento AgNO3
    • Del filo di rame nudo, cioè privo di isolante (sia plastica che vernice)

    Si sciolgano in 100 cc di acqua distillata o deionizzata, 0,5g di nitrato d'argento, a soluzione avvenuta si immergano nel liquido alcuni sottili fili di rame nudo.

    I fili di rame, che sono i rami del nostro albero, si ricopriranno rapidamente di "foglie" aghiformi lucenti, si tratta di argento puro.

    La reazione chimica che si verifica è la seguente:

    Cu + 2AgNO3 à 2Ag + Cu(NO3)2

    Cioè un atomo di rame reagisce con due molecole di nitrato d'argento per dare due atomi d'argento più una molecola di nitrato di rame. La causa della reazione è da ricercare nella maggiore attività chimica del rame rispetto all'argento.

    ATTENZIONE: Il nitrato d'argento è velenoso, caustico e macchia di nero pelle e vestiti. Va quindi usato con molta cautela. È reperibile in farmacia. Per scioglierlo non si deve usare l'acqua di rubinetto dato che questa, nella maggior parte dei casi, contiene cloro che reagisce con il nitrato d'argento per dare sali d'argento insolubili.

    Albero di Saturno.

    Materiale occorrente:

    • Acetato di piombo
    • Acqua distillata o deionizzata
    • Lamierino di zinco

    In 100 cc di acqua distillata sciogliete un grammo di acetato di piombo, a soluzione avvenuta immergetevi una sottile striscia di lamierino di zinco. Dopo pochi minuti lo zinco si coprirà di piccoli cristalli lucenti.

    Il meccanismo di reazione è simile a quello visto per l'albero di Diana, solo che in questo caso a depositarsi dalla soluzione è il piombo che viene sostituito dallo zinco.

    DI NUOVO ATTENZIONE: Anche l'acetato di piombo è reperibile in farmacia, come tutti i sali di piombo è molto velenoso ed inoltre ha un sapore molto dolce tanto da venir anche chiamato "zucchero di piombo", va quindi trattato con cautela e, data la sua dolcezza, non va assolutamente lasciato alla portata dei bambini.

    I nomi: qualcuno potrebbe chiedersi cosa c'entrano Diana e Saturno, si tratta di una reminiscenza dei tempi andati quando i metalli erano associati ai corpi celesti ed agli dei dell'olimpo, Diana era associanta alla Luna ed all'Argento, Saturno al pianeta omonimo ed al piombo.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    ALBERO DI GIOVE

    Come già detto nella pagina Albero di Diana & albero di Saturno, anticamente i metalli venivano identificati con i corpi celesti del sistema solare e con gli dei ad essi collegati.

    Sole Oro

    Mercurio Mercurio

    Venere Rame

    Luna Argento (dea Diana)

    Marte Ferro

    Giove Stagno

    Saturno Piombo

    Abbiamo già proposto le esperienze relative all'argento e al piombo, vediamo ora quella relativa allo stagno. Per realizzarla occorrono:

    del cloruro stannico (SnCl4) o stannoso (SnCl2)

    dell'acqua distillata o deionizzata

    qualche pezzetto di lamierino di zinco.

    Si prepara una soluzione all'1% circa del sale in acqua distillata, il cloruro stannoso si scioglie meglio del cloruro stannico la cui soluzione appare lattescente.

    Si mette nella soluzione un pezzetto di lamierino di zinco sospeso ad un filo, lo zinco comincerà rapidamente a coprirsi di cristalli aghiformi con lucentezza argentea, si tratta di cristalli di stagno.

    Se invece si getta nel recipiente qualche pezzetto di zinco in alcune ore si formerà un "albero" dall'aspetto piumoso formato di stagno puro.

    La reazione è la seguente:

    2Zn + SnCl4 à 2ZnCl2 + Sn

    Estraendo lo stagno puro così ottenuto e ponendolo ad una temperatura inferiore a 18 °C questo si trasformerà in una polvere grigia a causa del passaggio dalla forma b, argentea e malleabile, alla forma a grigia e fragile, questo fenomeno prende il nome di "peste dello stagno" ed è uno dei motivi per cui nelle saldature si usa una lega di stagno e piombo e non stagno puro.

    Se siete ricchi….

    ALBERO DEL SOLE

    È possibile ottenere dei cristalli d'oro mettendo un filo di rame nudo in una soluzione di cloruro aurico AuCl3, se avete del cloruro aurico che vi cresce fate la prova e poi fateci sapere…

    ATTENZIONE: i sali di stagno, come quelli di tutti i metalli pesanti, sono tossici, vanno quindi maneggiati con cautela e ne va evitata l'ingestione.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Miscugli e composti

    Una classica esperienza per mostrare la differenza tra miscugli e composti. Materiale necessario:

    • Zolfo in polvere
    • Ferro in polvere (può essere utilizzata anche della limatura di ferro molto fine)
    • Acido cloridrico HCl
    • Una calamita
    • Una provetta con pinza per poterla tenere sul fuoco senza scottarsi
    • Un becco Bunsen o un fornello ad alcool.

    Preparare una miscela di zolfo e polvere di ferro, si potrà facilmente vedere che i due materiali conservano inalterate le loro proprietà caratteristiche, infatti la polvere di ferro sarà attirata dalla calamita e, mettendo un po' della miscela nella provetta ed aggiungendo dell'acido cloridrico si formeranno delle bollicine di idrogeno in seguito alla reazione tra l'acido ed il ferro.

    A questo punto preparate, mescolando con cura i componenti in un mortaio, una miscela di 2,7 g di polvere di ferro e 1,6 g di zolfo. Trasferite la miscela in una provetta e riscaldate sulla fiamma (avendo l'avvertenza di non tenere la provetta ferma, pena la rottura della medesima).

    Tenete sulla fiamma sino a quando la miscela comincerà a diventare incandescente, a questo punto allontanate la provetta dalla fiamma, vedrete che l'incandescenza, invece di cessare, si estenderà rapidamente a tutta la massa, questo a causa della reazione esotermica tra lo zolfo e il ferro:

    Fe + S à FeS

    Durante il riscaldamento della miscela si sviluppano vapori di zolfo irritanti, quindi, come sempre suggeriamo, effettuate le esperienze in un ambiente che abbia un buon ricambio d'aria.

    Una volta che la provetta si sarà raffreddata potrete estrarre il materiale formatosi nella reazione: si tratta di una massa di colore nero che non è attratta dalla calamita e che, se messa a contatto con acido non dà origine ad idrogeno ma ad un gas dal forte odore di uova marce. Si tratta di solfuro di ferro un composto formatosi dalla reazione chimica tra ferro e zolfo che non possiede più le proprietà tipiche dei due componenti, dopo averne usato un po' per verificarne la reazione con l'acido mettete via il resto, ci servirà per altre esperienze.

     

     

     

     

    Acido solfidrico

    L'acido solfidrico, o solfuro d'idrogeno, è un gas di formula H2S, che, sciolto in acqua, si comporta come un acido debole. Si trova in natura in emissioni vulcaniche (putizze) e disciolto in alcuni tipi di acque (acque sulfuree) utilizzate in medicina.

    Caratteristica tipica dell'H2S è il forte odore di uova marce, infatti, durante il processo di decomposizione dei costituenti dell'uovo si libera acido solfidrico derivante dall'elevata quantità di aminoacidi solforati che costituiscono le proteine dell'uovo.

    L'H2S reagisce con molti sali metallici in soluzione dando origine a solfuri insolubili, in particolare reagisce con i composti del piombo per dare origine a solfuro di piombo di colore nero. Questa reazione è la causa dell'annerimento delle parti di colore bianco in vecchi quadri, infatti, nella maggior parte dei casi il pigmento bianco è a base di piombo e, col passare del tempo, reagisce con piccole quantità di acido solfidrico presenti nell'aria trasformandosi in solfuro di piombo di colore nero.

    Per l'esperienza sull'acido solfidrico ci serve il seguente materiale:

    • solfuro di ferro, preparato con il metodo illustrato nella pagina Miscugli e composti
    • acido cloridrico
    • acetato di piombo sciolto in acqua
    • una provetta con tappo di gomma forato ed attraversato da un tubetto di vetro piegato ad angolo
    • un beker o altro piccolo recipiente

    La disposizione dell'attrezzatura è riprodotta nel disegno

    Si mette nella provetta un pezzetto di solfuro di ferro, si aggiungono un paio di cc di acido cloridrico (sempre il comune acido muriatico acquistabile al supermercato), si tappa rapidamente in modo che il gas non si disperda nell'aria, attraverso il tubo di vetro il gas gorgoglia nella soluzione di acetato di piombo, quest'ultima, che all'inizio è trasparente o di aspetto lattiginoso, annerisce rapidamente per la formazione di solfuro di piombo, se si lascia a riposo la soluzione dopo aver effettuato l'esperienza sul fondo si depositerà un precipitato insolubile di solfuro di piombo.

    Cosa succede: l'acido cloridrico, molto più forte dell'acido solfidrico, reagisce con il solfuro di ferro secondo la reazione FeS + 2 HCl à H2S + FeCl2, l'acido solfidrico, essendo un gas, è liberato sotto forma di bolle e, attraverso il tubo di vetro, gorgoglia nella soluzione.

    Oltre che con l'acetato di piombo potete provare ad effettuare l'esperienza con sali di altri metalli ed ottenere solfuri diversamente colorati.

    Attenzione: l'esperienza non è pericolosa, a patto che si impieghino le consuete cautele da osservare quando si effettua un'esperienza di chimica. L'acetato di piombo è velenoso, l'acido solfidrico in piccola quantità è innocuo, ma attenti all'odore di uova marce che, se non operate in ambiente con un buon ricambio d'aria, può appestarvi la casa per un certo periodo!

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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